balcone barocco

La mia Famiglia(2) - by Raffaele Solarino

"……….. A distanza di un mese, a quel signore, che si era lasciato cullare dal calore dei ricordi, i convenuti chiesero: perché sono venuti i carabinieri? E quel signore continuò: I carabinieri vennero per arrestare mia madre che era stata condannata, con sentenza passata in giudicato, a scontare una pena di detenzione di due anni. Il fatto ha radici molto lontane e risale a quando in Francia, precisamente a Mentone, durante la seconda guerra mondiale, io padre venne fatto prigioniero dai nazisti e fu deportato nel campo di concentramento tedesco di Stoccarda.
In quel campo di concentramento si viveva giornalmente a contatto con la precarietà della vita, con la morte, giornalmente qualche compagno di baracca di mio padre veniva fucilato, giornalmente qualche compagno di mio padre impazziva per le torture subite e non sopportate, giornalmente mio padre pensava che quel giorno potesse essere anche il suo giorno.
Ci raccontava che era impossibile vivere una speranza, era impossibile desiderare un pasto decente, che era festa nei giorni in cui ricevevano per pasto delle patate lesse, perché con patate arrivava anche la sigaretta, si la sigaretta fatta con le bucce di patata essiccate sulla stufa che era al centro della baracca e una volta essiccata la buccia di patata veniva arrotolata come una piccola foglia di tabacco e veniva fumata a boccate a turno.
Un giorno disperato, espresse un voto, si affidò alla provvidenza e promise che se fosse riuscito ad uscire da quell'inferno, se fosse riuscito a tornare sano e salvo al proprio paese avrebbe sposato una vedova di guerra.
Dopo due anni di campo di concentramento il suo voto vide la luce, venne liberato, insieme a tutti i prigionieri del campo di concentramento di Stoccarda, dall'esercito americano e, a piedi, attraversando due stati esteri e tutta l'Italia giunse al proprio paese dove si dimenticò il voto fatto durante la prigionia.
Compra a rate una automobile usata e si da al commercio di pentole e scarpe di corda e stoffa, queste ultime di fabbricazione propria.
Si fidanzò con una ragazza del paese. L'attività commerciale lo portò presso negozianti per piazzare la propria merce finché un giorno capitò in un tabacchino gestito da una signora, vedova di guerra con due figli piccoli. Una signora alta, vestita di nero, bella, resa ancora più bella e più alta dal nero che indossava perché sul nero spiccavano quelle guance colorate tipiche della gente modicana (così la descriveva mio padre), e se ne innamorò.
Lasciò la fidanzata e dopo un lunghissimo corteggiamento quella signora alta, vestita di nero abbassò le armi e si arrese a quel corteggiatore che, in pericolo di vita, aveva espresso un voto.
Sicuramente la provvidenza ci mise lo zampino e dopo ci poggiò l'altro zampino fino a diventare ospite fisso di quella casa e di quella famiglia che da allora visse di provvidenza.
Nacqui io, l'attività commerciale di mio padre ebbe un crollo economico che lo portò al fallimento, il tabacchino andò venduto a Don Cesare, in casa rimasero solo le masserizie necessarie e non pignorabili, un letto, un tavolo in legno chiaro di modesta fattura, quattro sedie ed uno sgabello, con tre figli da sfamare, e con i debiti del fallimento da pagare.
Mia madre, quella signora alta, non più vestita di nero, bella, resa ancor più bella dalla nuova lotta che doveva affrontare, rincuorò mio padre ed in men che non si dica, utilizzando il forno di pietra che c'era in cucina, si improvvisarono fornai panettieri e iniziarono a produrre pane di casa che vendevano, senza licenza e quindi abusivamente, in tutto il paese.
Mio fratello, il primo più grande di me, ancora oggi, ricordando quei tempi, mi racconta come lui, con le spalle appesantite dal cesto pieno di pane di casa, andava per il paese ad effettuare le consegna.
Arrivarono le prime denuncie, la prima sanzione pecuniaria, la diffida a non panificare più. Ciò non li fece desistere e continuarono, bisognava pur andare avanti, bisognava soddisfare la fame dei tre figli, bisognava soddisfare i debiti del fallimento, e mia madre, che era una grande lottatrice, continuò a lottare. Ben presto arrivarono altre denuncie, altre sanzioni pecuniarie finché per recidività, venne processata e condannata a scontare due anni di reclusione, con sentenza passata in giudicato, ovverossia senza altra possibilità di appello.
Venne la fine dell'attività di fornai panettieri abusivi ma non si fermarono, inventarono l'attività di manifattura di scialle di lana prodotti al telaio.
I telai, costruiti in casa con listelle di legno, erano di forma quadrata, rettangolare, circolare, sulle listelle ed a distanza uguale e costante venivano conficcati dei chiodi che servivano a tenere la lena che veniva tessuta tra un chiodo ed un altro. Nel contempo venne concepito mio fratello Vannuzzo e nel giorno della sua nascita si presentarono i carabinieri per eseguire l'arresto di mia madre, per fortuna sospeso a causa del suo stato.
La provvidenza albergava ancora in quella casa, non so se mai l'ha lasciata. ……………………………."

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